Tragedia sui binari: La realtà dietro la fatica e i sorrisi, un attimo prima della morte

A due minuti dalla morte si ride e si lanciano pietre. Nell’istante prima di perdere la vita, c’è ancora una grande intensità di vita. A due minuti dalla morte, ci sono i riccioli di Kevin, un giovane con un volto angelico che diventerà presto una vittima sacrificale. Indossa una felpa arancione e ha gli occhi scuri, leggermente spaventati ma luminosi.

A due minuti dalla morte, si sente il rumore dei sassi che si spostano e il fruscio dell’aria notturna. Gli operai stringono in pugno uno strumento primitivo e contadino, usato per spostare i sassi sotto le traversine. I loro lavori forzati sembrano appartenere a un film, ma in realtà si svolgono a pochi passi dalle nostre case. Il risultato del loro duro lavoro finisce sotto i treni su cui viaggiamo in silenzio ed elettricità, immerse nelle nostre vite ad alta velocità. Questo lavoro ha come conseguenza il rischio per molte persone. Nel video della frontiera dell’incredibile, che dura terribilmente 6 minuti e 48 secondi, c’è esattamente il tipo di lavoro che non si potrebbe nemmeno immaginare. Sì, quegli operai appartengono a una specie nobile perché tragica. Sono giovani ragazzi ridotti in schiavitù.

A due minuti dalla morte, siamo immersi nella nostra contemporaneità, dove il video in diretta continua a scorrere e il flusso delle nostre vite si riversa nel mondo attraverso i social media. Ma i ragazzi non sanno, Kevin non sa. Lui e i suoi compagni, come scherza, sono compagni di squadra in uno spogliatoio sotto la luna, dove si divertono, si prendono in giro, ridono e si scambiano insulti per passare il tempo e alleviare l’attesa, che è anche una sottile paura del treno che deve ancora passare. Immaginano una via di fuga. “Di qua!” dice il ragazzo, mentre ingoia un’altra risata, una delle ultime della sua vita appena iniziata.

A due minuti dalla morte, si spostano pezzi di ferro, si svitano bulloni e ci si piega come servi. I cinque operai fluttuano in una luce lattea e opaca. Contro il buio, le loro figure emergono come delle anime, ma questo è anche un Far West, come un cartone animato di Willy Coyote, che si impegna disperatamente sui binari e presto arriva il treno. La differenza è che i cartoni animati non muoiono.

A due minuti dalla morte, c’è una sigaretta elettronica che “sa di merda”, proprio come tutto il resto. E poi, cosa rimane? I fari che illuminano questa spaventosa morgue nella fresca notte estiva, che svanisce nel nulla, identica e quasi improvvisa. Ci sono anche una lunga fila di lampioni che si estendono all’orizzonte verso un punto che non si può vedere perché non esiste, il confine effimero tra la vita e il nulla.

A due minuti dalla morte, vengono poste domande ingenuamente per cercare una rassicurazione nel silenzio. Ci sono ancora due treni da passare? Il tratto è già interrotto? Il blocco ferroviario sarà posto sopra di noi? È impossibile credere veramente al terrore, ed è per questo che i cinque operai continuano a prendersi in giro con i loro accenti del Sud. Perché ci sono cose che il tempo non ha mai cambiato, e i poveracci sono ancora costretti a spostarsi da una periferia all’altra, da una ferrovia all’altra, contro un futuro che li sfiora a centosessanta all’ora.

A due minuti dalla morte, si gioca a quel gioco che facevamo da bambini: “quando dico re”, “quando dico casa”, “quando dico treno”. Ragazzi, quando dico treno, dovete scappare da questa vita assassina, da questa cattiveria che riempie le vostre ore, perché se non si corre, non si produce, se non si produce, non si guadagna, se non si guadagna, non si può pagare l’affitto o fare la spesa, se non si fa la spesa, non si mangia, e se non si mangia, si muore.

A due minuti dalla morte, ci sono muscoli e corpi, e il respiro affannoso di chi lavora duramente. Il lavoro brutale distrugge le persone, anche se le vediamo sempre giovani e immortali in questo momento. Il fumo fa svanire le loro figure, mentre il più giovane dei cinque si tiene da parte e riprende il video, che è un selfie infinito e brevissimo, l’ultima sigaretta prima dell’esecuzione. Kevin è ancora un bambino, ha le basette ben sagomate con una leggera barba geometrica, e ora sta prendendo in giro Manu, chissà chi sia, che tra due giorni vedrà tutto su TikTok. “Mike, lanciale sotto”, dice Kevin, riferendosi alle pietre bianche che volano avanti e indietro tra braccia, mani, pale e tridenti.

A due minuti dalla morte, il passare del tempo è scandito dagli ultimi gesti di lavoro, poi il tempo si restringe improvvisamente e svanisce. Non possiamo far altro che sorridere, nell’attesa del treno. Quanta vita c’è in tutto questo finale.

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