Sentenze di carcere per minorenni coinvolti in banda ciclistica

Una sentenza piuttosto severa è stata emessa dal tribunale dei minori nei confronti dei tre ragazzi minorenni che hanno lanciato una bicicletta dalla balaustra dei Murazzi, colpendo alla testa lo studente Mauro Glorioso il 21 gennaio scorso. Il diciassettenne della banda è stato condannato a nove anni e 9 mesi di carcere, mentre il quindicenne è stato condannato a nove anni e 4 mesi. La ragazza che ha partecipato all’episodio, invece, è stata condannata a 6 anni e 8 mesi. Tutti e tre sono stati ritenuti colpevoli di tentato omicidio.

Le pene inflitte sono inferiori rispetto alle richieste avanzate dalla procuratrice capo dei minori di Torino, Emma Avezzù, che aveva chiesto condanne tra i 9 e i 14 anni. La richiesta di messa alla prova avanzata dalla difesa dei tre imputati è stata respinta.

Anche i due maggiorenni coinvolti nella vicenda sono accusati di tentato omicidio. Mauro Glorioso è ancora in ospedale, dove è in cura da otto mesi.

Il padre di Mauro Glorioso, Giuseppe, ha commentato la sentenza dicendo: “Spero che i ragazzi si rendano conto che non si può giocare con la vita. Mio figlio non tornerà come prima, non ritornerà come era”. Giuseppe Glorioso ritiene che la sentenza sia equilibrata e spera che possa essere di esempio per i giovani che hanno comportamenti devianti.

Gli avvocati dei condannati, però, sono del parere che una sentenza tristemente esemplare non possa risolvere il problema sociale della delinquenza giovanile. L’avvocato Domenico Peila, che assiste il più giovane dei condannati, un quindicenne, ha commentato: “Questa sentenza forse farà comodo a qualcuno”. L’avvocato Michele Ianniello, che assiste il diciassettenne condannato alla pena più elevata, ha aggiunto: “La vicenda giudiziaria non si conclude qui. Ho chiesto un’attenuazione della misura cautelare perché penso che ci siano i presupposti per almeno la detenzione domiciliare. Il mio assistito ha letto una lettera in aula in cui ha chiesto scusa a Mauro, manifestando disgusto e vergogna, e ha chiesto una seconda possibilità per dimostrare di non essere il mostro che è stato dipinto”.

La sentenza in questione rappresenta un tentativo di affrontare il problema sempre più diffuso delle baby gang e della delinquenza giovanile. Tuttavia, resta da vedere se sarà efficace nel risolvere questo problema sociale complesso.

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