Relazione del perito sulla tragedia del naufragio a Cutro: “Dati fuorvianti da Frontex”

L’articolo originale afferma che i periti nominati dalla Procura di Cutro hanno definito le informazioni fornite da Frontex sulla rotta e sulla navigazione come approssimative e fuorvianti. Secondo i periti, questo fornisce un alibi ai mancati soccorsi durante il tragico naufragio del caicco proveniente dalla Turchia avvenuto a Steccato di Cutro.

La relazione dei periti sembra mettere in discussione le decisioni prese quella notte riguardo ai soccorsi. Nonostante le cattive condizioni meteorologiche, è stato deciso di avviare un’operazione di polizia anziché un’operazione di soccorso. Tuttavia, secondo i periti, il caicco si è avvicinato alle coste calabresi seguendo una rotta e ritmi diversi da quelli indicati da Frontex. Nonostante ciò, i periti confermano che alle 3:34 del mattino il radar della Guardia di Finanza ha intercettato il caicco, che si trovava a poche miglia dalla costa. Nonostante ciò, nessuna motovedetta è stata inviata in soccorso dell’imbarcazione.

La relazione dell’ammiraglio Salvatore Carannante, che contiene queste informazioni, è ora parte dell’inchiesta condotta dal pm Pasquale Festa. Nel frattempo, alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza sono stati indagati per determinare le eventuali responsabilità nella catena di comando che ha deciso di non soccorrere l’imbarcazione fino a cinque ore dopo l’avvistamento.

I dettagli forniti da Frontex alla Procura di Crotone confermano ciò che è stato già evidenziato all’inizio dell’incidente: il velivolo Eagle 1 ha individuato un’imbarcazione sospetta alle 22:26, definendola una “possibile imbarcazione di migranti”. Questa informazione è stata comunicata al Frontex Situation Center di Varsavia, che a sua volta ha informato le agenzie italiane. La segnalazione di Frontex ha anche specificato che c’era solo una persona presente sul ponte, con possibili altre persone sotto al ponte, evidenziate da una risposta termica significativa alle boccaporti. Inoltre, la segnalazione ha indicato che l’imbarcazione aveva una buona galleggiabilità, non aveva giubbotti di salvataggio visibili e che c’erano state telefonate satellitari verso la Turchia.

Tuttavia, secondo l’ammiraglio Carannante, le informazioni fornite da Frontex non corrispondono ai dati registrati dai fotogrammi all’infrarosso che ritraggono il caicco in navigazione. I calcoli del perito indicano che la rotta media seguita dall’imbarcazione era di 325, non 296 come indicato nel rapporto di Frontex. In base a questa rotta corretta, l’imbarcazione sarebbe arrivata a Capo Rizzuto, a est di dove sono stati trovati i rottami del relitto. La consulenza tecnica calcola anche che con questa rotta corretta, l’imbarcazione avrebbe dovuto coprire una distanza più breve di quanto riportato da Frontex, arrivando sulla costa alle 03:41, in linea con le testimonianze dei pescatori e le prime richieste di soccorsi lanciate dai migranti.

In conclusione, la relazione dei periti mette in discussione le informazioni fornite da Frontex sulla rotta e sulla velocità dell’imbarcazione e conferma che l’imbarcazione si è avvicinata alle coste calabresi seguendo una rotta diversa da quella indicata. Questo solleva dubbi sulle decisioni prese quella notte riguardo ai soccorsi e sostiene l’indagine sulle eventuali responsabilità nella catena di comando.

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