Gherardo Colombo critica il decreto Caivano sul carcere minorile

Più educazione, meno repressione: è questa la posizione espressa da Gherardo Colombo, ex giudice di Mani Pulite e attuale presidente della Garzanti Libri, riguardo al decreto Caivano. Secondo Colombo, l’educazione è la chiave per combattere la criminalità e il fenomeno della diffusione di contenuti dannosi sui social media.

Colombo sostiene che è necessaria un’educazione completa, che includa la scuola, la famiglia, la televisione e soprattutto i social media. Se è difficile intervenire direttamente sui contenuti presenti online, è fondamentale educare i giovani a capire e a evitare ciò che potrebbe danneggiare la loro formazione. Secondo Colombo, bisognerebbe sostenere un’educazione che faccia comprendere ai ragazzi la differenza tra ciò che è utile e ciò che è dannoso per il loro sviluppo.

Il presidente della Garzanti Libri suggerisce anche di adottare un approccio più proattivo nella lotta al crimine. Non è sufficiente fare irruzioni come nel caso di Caivano, ma è necessaria una presenza costante e visibile di controllori sul territorio. Questo tipo di presenza può contribuire a prevenire la criminalità e a migliorare la sicurezza nelle comunità.

Colombo critica inoltre l’uso del carcere per i minori, affermando che non serve a nulla. Secondo lui, la maggior parte dei giovani detenuti torna a delinquere dopo la loro liberazione. Inoltre, in alcune aree, il carcere può addirittura diventare un titolo di merito nella carriera criminale, soprattutto per la criminalità non organizzata.

Infine, Colombo osserva positivamente che il decreto sembra prevedere somme a favore della scuola. Questa è una buona notizia, perché la scuola svolge un ruolo fondamentale nell’educazione dei giovani e può contribuire a prevenire la devianza e la criminalità.

In conclusione, secondo Gherardo Colombo la soluzione al problema della criminalità non può passare solo attraverso misure repressive, ma è fondamentale investire nella formazione e nell’educazione dei giovani. Solo così sarà possibile combattere efficacemente la criminalità e creare una società più sicura.

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